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la penso cosė: da gianni_c in data 26.06.2018 [Busseto IT]
forse Pierre Charles Borlenghi si rigira nella tomba
foto gianni_c

Scartabellando tra vecchi libri ho trovato in “Biblioteca 70” (a cura della biblioteca della Cassa di Risparmio di Parma e Monte di Credito su Pegno di Busseto – anno 1,stampa del dicembre 1970,  pag. 90) il seguente articolo che riporto integralmente:

BILANCIO E PROSPETTIVE DELLE STAGIONI CONCERTISTICHE
DELL'ASSOCIAZIONE CULTURALE ARTISTICA «GIUSEPPE VERDI»

Verdi non ha bisogno dei bussetani, né la sua musica ha bisogno di rilanci o di propagandisti locali: sfida essa tempi cd ambienti, s'impone sovrana e diretta nella sua prepotente immediatezza.
Sono invece i bussetani ad aver bisogno di Verdi, per raccogliersi all'ombra della sua gloria, e confermarsi, o illudersi, di contare così qualcosa.
Sanno bene tutto questo coloro che sotto il nome improprio. ma non irrispettoso, di Amici di Verdi, frequentano da quattro anni le manifestazioni musicali alla Taverna de I Due Foscari.
Quaranta concerti, lirici, da camera, organistici, corali, conferenze, audizioni  discografiche, trasferte alfa Scala e in altri grandi teatri, tante e tante serate di discreto e buon livello per noi della periferia culturale, al margine delle fucine musicali, immersi nella nebbia padana e distratti nel pigro vivere quotidiano.
Ci voleva davvero, con pochi altri, un giovane ottuagenario venuto di Francia a godere fra noi la meritata vecchiaia, per pungerci nell'orgoglio: ecco infatti Pierre Charles Borlenghi, bussetano del secolo XIX, con entusiasmi garibaldini rifatti contemporanei, brigare, sollecitare, arrabattarsi e dar vita ad una associazione artistico-culturale, che ha nella musica, in tutta la musica vera, il suo scopo precipuo, e in Verdi il suo nume tutelare.
E l'avvio è stato lusinghiero, il richiamo vasto all'intorno, in  verità più vasto all'intorno che sentito all'interno: circa trecento soci nell'ultimo anno, alcune adesioni assai generose, ospiti illustri in sala e, tra comprensibili scogli, un'attività continua e dignitosa, sotto la presidenza prima del M° Angelo Pecchioni, del Dr. Giacomo Donati poi; attività che è ricominciata a fine '70 con rinnovata lena, a servizio dei bussetani, e degli altri vicini e remoti.
È proprio nel suo carattere di riaffermato servizio, che tale associazione trova la sua validità; altrimenti correrebbe il rischio di rinchiudersi in se stessa, di divenire ristretta conventicola tra le clorate penombre de I Due Foscari.
Nel segno della disponibilità e dell'apertura, il nuovo anno sociale attuerà una ulteriore spinta in avanti.
E a tale scopo: programmi sempre più validi; frequentazione di ambienti svariati, allacci con il mondo dei giovani e della scuola; collaborazione con associazioni ugua1lmente interessate alla diffusione della buona musica in ,provincia e fuori, per fare, nei limiti ciel reale, di più e meglio.
Questo Busseto attende, mentre l'Associazione attende da tutti una partecipazione larga e popolare.

Ecco sono passati quasi 50 anni e forse se Pierre Charles Borlenghi potesse vedere come la sua associazione si sta riducendo si rivolterebbe nella tomba.

Non so chi ha scritto tale articolo,  ma certo quanto ha cercato di esorcizzare “… altrimenti correrebbe il rischio di rinchiudersi in se stessa, di divenire ristretta conventicola tra le clorate penombre de I Due Foscari…” si sta puntualmente avverando anche se non nella penombra de I Due Foscari, ma nel crepuscolo di Casa Barezzi.

È evidente che questo è il mio pensiero, quindi aspetto contradditorio.


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